Another Earth, Mike Cahill
Erano circa un paio di mesi che non vedevo film, a parte alcune capatine al cinema senza troppe convinzioni, e il mio hard disk è diventato un posto dove gli .mkv vanno a morire. Per fare un po’ di spazio oggi ho messo su questo Another Earth, convinto che non avrei retto per più di un paio di decine di minuti, e invece l’ho visto fino alla fine, e mi è pure piaciuto un sacco.Sarà che in questi mesi mi è ricresciuta la verginità cinematografica, ma era tanto che un film non mi toccava così nel profondo. È senza dubbi un film pretenzioso — la macchina da presa sempre tremolante a là guarda come sono filmmaker indie è un segnale chiarissimo in tale direzione — ma dato che è anche un film straordinario non mi ha dato fastidio quasi per nulla.L’idea alla base mi ha conquistato subito, così come l’uso intelligente e non scontato della metafora che regge tutto il film (una Terra parallela come possibilità di redenzione, possibilità che nella realtà è purtroppo quasi sempre violentemente negata), e la prova attoriale impreziosisce il tutto — durante la visione ho provato a immaginare cosa sarebbe successo se questo film l’avessero girato in Italia (seeee…): Stefano Accorsi (o chi per lui) che lancia i suoi urlacci in ogni scena un minimo drammatica per farci capire quanto quella scena sia, appunto, drammatica, ché a noi le cose se non le spiegano a caratteri cubitali non le capiamo.
Se riprenderò a veder film, dopo questo, non so, ma almeno ora ho un po’ più di spazio sull’hd, che è già un risultato non da poco.

Another Earth, Mike Cahill

Erano circa un paio di mesi che non vedevo film, a parte alcune capatine al cinema senza troppe convinzioni, e il mio hard disk è diventato un posto dove gli .mkv vanno a morire. Per fare un po’ di spazio oggi ho messo su questo Another Earth, convinto che non avrei retto per più di un paio di decine di minuti, e invece l’ho visto fino alla fine, e mi è pure piaciuto un sacco.
Sarà che in questi mesi mi è ricresciuta la verginità cinematografica, ma era tanto che un film non mi toccava così nel profondo. È senza dubbi un film pretenzioso — la macchina da presa sempre tremolante a là guarda come sono filmmaker indie è un segnale chiarissimo in tale direzione — ma dato che è anche un film straordinario non mi ha dato fastidio quasi per nulla.
L’idea alla base mi ha conquistato subito, così come l’uso intelligente e non scontato della metafora che regge tutto il film (una Terra parallela come possibilità di redenzione, possibilità che nella realtà è purtroppo quasi sempre violentemente negata), e la prova attoriale impreziosisce il tutto — durante la visione ho provato a immaginare cosa sarebbe successo se questo film l’avessero girato in Italia (seeee…): Stefano Accorsi (o chi per lui) che lancia i suoi urlacci in ogni scena un minimo drammatica per farci capire quanto quella scena sia, appunto, drammatica, ché a noi le cose se non le spiegano a caratteri cubitali non le capiamo.

Se riprenderò a veder film, dopo questo, non so, ma almeno ora ho un po’ più di spazio sull’hd, che è già un risultato non da poco.